martedì 20 ottobre 2015

... nella mia Bottega









  




















Quando ero piccola, vicino al negozio di panetteria dei miei genitori c'era la bottega del nonno Tonon.
Il nonno Tonon era un Cavaliere di Vittorio Veneto con tanto di medaglia e attestati appesi e faceva il calzolaio.




   
























La sua bottega era microscopica ed era sempre buia. Era illuminata solo da una lampada che concentrava tutta la luce solo sul punto dove lavorava lui, lasciando tutto il resto del locale nell'oscurità. Aveva un piccolo banchetto con due sedie poste alle estremità. Su una si sedeva lui a lavorare e sull'altra si sedevano i clienti che gli portavano le scarpe da fare aggiustare. 
E spesso mi ci sedevo anche io.



Non ero una cliente, andavo alle elementari, in genere ci entravo per nascondermi quando giocavo a nascondino con i miei amichetti con il risultato che mi beccavano quasi sempre subito, ma in ogni caso.. mi incantava. Aveva strumenti molto semplici, in 15 minuti faceva un paio di scarpe, ricordo ancora il profumo della colla... mi piaceva tantissimo...


Quando prendeva in mano un paio di scarpe erano davvero inguardabili tant'è vero che dicevo "Nonno, quelle le buttiamo, non si possono aggiustare..." e lui rispondeva "con la pazienza si aggiusta tutto... guarda..." ed iniziava la magia.


C'era un qualcosa in quei movimenti che faceva sì che le sue mani danzassero su quelle scarpe.
Erano gesti molto semplici e se vogliamo anche lenti, ma così decisi. Riusciva sempre a raggiungere l'effetto che desiderava e alla fine le scarpe erano bellissime. Le metteva in forma, le lucidava... erano più belle delle scarpe nuove.

Papà mi diceva che il nonno Tonon era fra i calzolai più rinomati di Milano. Anche Mike Bongiorno e Walter Chiari portavano le loro scarpe da lui.

Una sensazione simile di quella provata nella Bottega di nonno Tonon, l'ho provata quando sono andata a visitare il laboratorio di Impronte d'Autore in Corso di Porta Ticinese a Milano insieme alle mie amiche Timbrine ormai un anno fa. 


E' un ambiente decisamente più ampio, il laboratorio di Impronte, ma ugualmente spartano e pieno di macchinari magici che permettono di far nascere un Timbro.

Vi faccio vedere...

foto fatta da Sara di Scrap e Fantasia
foto fatta da Sara di Scrap e Fantasia
Quando penso a me alla mia scrivania mi piace molto l'idea di immaginarmi Artigiana
Ho sempre pensato che dietro un artigiano ci sia necessariamente passione. Quella necessaria per poter ripetere fino all'infinito un gesto per  coglierne sfumature impercettibili forse ai più, ma così sostanziali quando hai davanti il tuo lavoro. 
Nessuna visione del mondo, nessun manifesto programmatico di estetica, solo ripetizione, a volte meccanica, di gesti sempre uguali ed ogni volta diversi...
A volte, tramite questo blog, ricevo complimenti sulla cura dei dettagli. Beh, grazie... in realtà è che mi piace tanto fare questi lavoretti qui e quando gioco a fare l'artigiana mi ci piace davvero perdermi. Ecco, se passa come cura dei dettagli non lo so, ma di certo si tratta di questa "roba" qui ;-)






























I lavori che vi sto mostrando in questo post sono il mio progetto per la Rivista che Impronte d'Autore ha appena prodotto e che potete trovare già in negozio, on line, nelle fiere e fra qualche giorno anche in edicola...

Prendervi parte questa volta per me è stata una grande emozione perché quando Annalisa mi ha chiesto di scegliere i timbri nello shop, non aveva fatto i conti con il fatto che dopo i timbri personalizzati che Impronte d?Autore ha fatto proprio per me, ero senza freni ormai...


Così, quando mi ha detto "ma se vuoi possiamo fare delle modifiche..." l'incredulità ha lasciato il posto subito alla frenesia e da qui uno scambio di mail preziosissime per me ... "ma possiamo farlo un po' più grande?... questo possiamo farlo un po' più piccolo? possiamo metterci due fiocchi?... Ma il sentiment..." Insomma, così è nato il set Solo Gomma IL DONO PIU' GRANDE!





 























Insomma... #solocosebelle per questa nuova Rivista che vede tanti progetti fra i quali anche un mio tutorial (ohhhh... che parolone grande) su come coloro io con i Distress Reinkers (ribadisco... come IO coloro, esisteranno modi decisamente più tecnici e professionali... io nella vita assicuro...)





























Quindi, se volete passare nella mia Bottega a farmi visita... anche questa volta mi trovate in Edicola.


Grazie a tutti di cuore per essere passati di qui.
M!R





mercoledì 16 settembre 2015

Stay Kind, Stay Brave

Riflettevo che sarà la stanchezza, sarà lo stress, saranno i mille impegni e le mille cose che riescono a capitare in sole 24 ore, ma io ultimamente non risparmio una buona parola proprio a nessuno.

Non va mica bene. Eppure è da quando Tim Holtz ha presentato la sua tag di settembre che rifletto sulla gentilezza, una vera e propria sconosciuta per me in questi giorni.

Ci riflettevo perche mi hanno regalato il dvd di Cenerentola (il film Disney diretto da Branagh) dove Cenerentola va al ballo in un bellissimo vestito celeste tutto sberluccioso con delle farfalle sul corpetto.

foto copyright Disney
Visto che questo mese Tim Holtz ha proposto una tag con delle farfalle la mia mente ha associato le due cose (tag/Cenerentola) e da qui la mia mente è partita per la tangente.

Questa Cenerentola qui fa della gentilezza una sorta di scudo e lancia con cui affrontare il mondo che comunque di tragedie ne propone una dietro l'altra. "Sii gentile e abbi coraggio" è il suo motto.


Riflettevo sul fatto che in genere le cose brutte che ci capitano portano ad abbruttirci. Va così se non si compie la scelta coraggiosa e rivoluzionaria di dire: eh no, non ci sto, io non mi piango addosso, il sorriso io non me lo tolgo.

Mica è facile. 
Ad esempio quando mi dicono "sorridi" in genere mi nasce sul volto una sorta di ghigno sarcastico tirato che dice "contento? Adesso levati da davanti". 
Oppure, quando mi dicono "Piano, sii paziente" con presunzione penso "eh, è arrivato fresco lo Splendido: ma si rende conto quanta pazienza ho già usato oggi e sono solo le 9.15?!?!".
Perché diciamoci la verità... Di persone sgradevoli... fischia se se ne incontrano. 
Il fatto è che a volte lo siamo anche noi. 

Ma la giornata bisogna portarla a casa e forse vale più la pena provare ad essere rivoluzionari e sorridere sinceramente che pensare "Guarda quanti idioti girano a piede libero, ma tassiamoli Santa Pace!!!".
Perché al di là delle proprie rivendicazioni esiste il modo giusto di fare le cose e funziona e sono sicura che se si prova a rompere il cerchio, se si prova a non farsi contagiare dalla quotidianità che inevitabilmente ci mette davanti situazioni pesanti,  l'ACCOGLIENZA e la GRATITUDINE si imporranno.


Qualche tempo fa ho letto da qualche parte che VIVERE SENZA GENTILEZZA EQUIVALE A FARE UN TORTO ALLE NOSTRE EMOZIONI. Non si tratta di debolezza o di ingenuità. Un atto di gentilezza può far nascere un sorriso ed un sorriso ha il potere di accogliere e di fare sentire accolti. UN SORRISO E' UN OBBLIGO SOCIALE. Certo, ne richiede di coraggio, eccome. 
Questo mondo sembra avere completamente dimenticato la gentilezza (anche io, a giorni alterni) ed impegnarsi ad esercitarla è qualcosa per spiriti forti, per spiriti nobili.
Inoltre, avete mai fatto caso al fatto che le persone gentili sono sempre belle, solari, sorridenti, dolci etc etc...?
Al contrario di quelle che non lo sono, che sembrano sempre arrabbiate, scontrose, sgradevoli, frettolose...
Insomma, riflettendo su questo la mia tag ha fatto l'eco al vestito di Cenerentola :-)  ed il sentiment riprende proprio il suo motto in questo film .


PS Prima di fare questa tag, visto che la tecnica proposta non l'avevo mai provata e mi incuteva anche un po' di timore, ho fatto diverse prove.  Questa che vi faccio vedere adesso è una sua scopiazzata pedissequa senza stencil (perché non li sopporto proprio). 
I colori usati non sono quelli della Ranger, ma sono i COLOR INK di STAMPERIA che sono riuscita a domare grazia all'aiuto di Gloria, mia compagna di merende notturne insieme a Patrizia;-)

  





Grazie a tutti per essere passati di qua
K&H

M!R


venerdì 31 luglio 2015

A ripetizioni con una tag

                        

Io mica l'ho studiata! La Rivoluzione Americana intendo.
Non mi è mai interessata davvero e comunque non rientrava nel programma ministeriale di storia se non per 'cenni'.
Della Rivoluzione Americana  - o Guerra di Indipendenza - non so nulla se non quello che ho imparato dai film. So contestualizzare storicamente, so da chi sono composte le parti, conosco qualche nome ma poi mi fermo.
Non mi ha mai coinvolta più di tanto.

          

Praticamente siamo a fine millesettecento, ci sono gli Americani che erano Inglesi fino al secolo prima che si ribellano agli Inglesi che lo erano ancora, perché questi ultimi pensavano bene di rientrare di tutti gli sprechi possibili ed immaginabili che facevano in giro per il mondo con il loro Impero, mettendo tasse assurde. 
Ora, finché lo facevano con quelli che inglesi non erano mai stati, riuscirono ad avere vita facile, ma quando iniziarono ad andare giù pesante con quelli che fino alla generazione prima bevevano il tè e rimpiangevano il suono stonato del Big Ben iniziarono i problemi.


Ecco allora che gli Americani iniziano a fare comunella con i Francesi (che non vedevano l'ora) e con gli Spagnoli  (a cui non sembrava vero) e iniziano questa guerra. Sulla terra ebbero la meglio, in mare no, ma transeat. Vinsero. Ed il 4 luglio del 1776 I Padri Fondatori firmarono quel bellissimo (senza ironia alcuna adesso) documento che è la Dichiarazione di Indipendenza dove c'è quel potentissimo nella sua semplicità "Noi Popolo...."

            

Ecco, se in tutto questo ogni tanto ci buttiamo dentro nomi come Washington,  gruppi come Figli della Libertà, espressioni come Intolerable Act, Tea Party etc. etc. Viene fuori la Rivoluzione Americana.
Essendo un qualcosa di molto lontano da me e dalle storie della mia Famiglia e della mia Città ed essendo anche poco studiata a scuola non mi ha mai coinvolta. Non ne ho mai sentito il trasporto e forse questo mi ha permesso di vederla per quello che è davvero in quanto guerra e cioè una mera ed esclusiva questione di soldi, poi infarcita per bene con termini roboanti come Libertà, Emancipazione, Uguaglianza...


Dove erano i Nativi Americani? E come mai dopo un'ottantina di anni c'è stata la guerra di Secessione?
Insomma, da che parte ci si schiera almeno per simpatia? 


Ecco, mentre per la guerra di Secessione simpatizzavo per gli Stati Confederati se non altro per la loro bandiera sulla tetto del Generale Lee, la macchina dei cugini Duke di Hazard, per quanto riguarda la guerra di Indipendenza non sono mai stata in grado di schierarmi con nessuno...

                  

Ma perché sto parlando di tutta questa roba qui? Ah già... Per raccontare che quando Tim Holtz ha pubblicato la sua tag di luglio io ho pensato "cavolo, bella e' bella, poi ho anche tutti i timbrini perché mi devo fare un planner per quando andrò in vacanza negli States con Clelia, però no... Io la Rivoluzione Americana non l'ho mai capita, fosse quella russa che se non altro per i romanzi di Dostojevski qualcosa mi dice, fosse quella francese sulla quale potrei parlare per ore grazie all'imprinting di Lady Oscar, ma quella Americana proprio....io non l'ho mai capita!".

                   

Però l'uso dei timbrini, il glaze, le cuciture, gli abbellimenti... Questa di Luglio e' senza dubbio la tag fino ad ora che più mi è piaciuta!

          

Quello che è venuto fuori dalle mie elucubrazioni di storia da bar non ha assolutamente nulla a  che vedere con il 4 luglio, ma se non avessi visto questa tag probabilmente il regalino per Martina, la nipotina del mio collega Gianni, sarebbe stato del tutto diverso (in realtà è un biglietto che accompagnerà il regalo vero e proprio dell'ufficio;-)

             

Poco Patriottico? Senza dubbio... Ma alla fine chi se ne importa? Mica ci credo nel patriottismo;)



K&H
M!R

lunedì 29 giugno 2015

let it go... and let it be...


Quando penso a Tim Holtz penso ad una specie di Magic Man, un qualcuno che mi ha stregata completamente. 
Sia chiaro, non sono così scema da non rendermi conto quanto sia un grande imprenditore, soprattutto  di se stesso. Mi è ben chiaro che i suoi tutorial e tutto quello che ci gira intorno sono studiati per vendere i suoi prodotti. Sono consapevole che la metà dei suoi prodotti è assolutamente quanto di più lontano in genere faccio e più della metà non  mi servirà mai...
Ma di fatto io aspetto i suoi post delle 12 tag come un appuntamento importante.
Non per i tutorial in sé perché dopo 2 Chemestry e 3 Compendium, beh dai... sulla teoria mi sento abbastanza preparata.
A me piace l'incipit dei suoi post. Quando spiega un po' cosa è per lui questo mondo della creatività. 
Mi piace quando racconta l'embrace imperfection, quando insiste sul remember the now.
Mi piace perché è molto lontano da me. Direi diametralmente all'opposto. 
E quindi mi affascina. Molto.
Mi piacciono tantissimo quelli che agiscono di pancia (come ad esempio fa una delle mie Scrapper preferite). Ma io proprio non ci riesco. E quindi, al di là del divertimento e della soddisfazione a compitino terminato, questo resta il mio cruccio. 
A febbraio, quella che per me è la massima autorità sul mondo timholtziano (a me spesso piace anche più del Maestro, ma per lei quando lo dico bestemmio quindi lo dico ma non la nomino così se mi dovesse bacchettare posso sempre dire che non mi riferivo a lei...) mi aveva detto che dovevo osare un po' di più, non limitarmi a riprendere i passaggi di T!M limitandomi magari a cambiare i colori... questo è un modo per far si che questo viaggio sia il più autentico possibile. Non per quanto riguarda un ipotetico iter scolastico,  ma proprio per me, visto che anche io, come molte delle persone che aspettano l'appuntamento delle tag, lo faccio perché mi fa stare bene. E' come se fosse un momento tutto mio, dove pur all'interno di qualche regolina, posso fare tutto quello che voglio.

Questo mese Tim parlava della semplicità e della complessità. Invitava ad indagare questi due aspetti in un progetto.

Sono partita da una sensazione. Lui usa uno stencil nella sua tag per creare l'idea del plaid. 
Io a dire il vero se non lo avessi letto non ci avrei mai pensato. 
A me sembrava un prato. Senza plaid. 
Io, il plaid, proprio non lo avevo visto.  
Quindi, visto che il prato mi ha fatto pensare ai fiori e alle foglie,  ho pensato che  per la tag di Giugno, mi sarebbe piaciuto perdermi in un giardino/bosco.  Così ho tirato fuori uno stancil di Tommaso Bottalico con delle foglie e usando il DIY DISTRESS INK ho fatto il mio sfondo.
Non ne ero entusiasta (io gli stencil li odio) ma poi ho pensato che per prima cosa che è solo uno sfondo, ed in secondo luogo c'è comunque l'embrace imperfection a giustificare ogni cosa,  quindi ho proseguito ben motivata.

Molto semplice, non volevo chissà cosa, del resto già tutti questi colori mi richiedono un grande sforzo.
Mentre la costruivo però mi rendevo conto che volevo continuare a giocarci e per continuare a giocarci dovevo aggiungere dettagli... quindi... Rock Candy, fiori colorati con Wink of Luna o di acetato sporcati con Picket Fence Paint cuciti ...
Forse è questa la complessità dello sguardo? L'insistere sul particolare anche più semplice.. non lo so. Ci devo pensare bene.
La scritta è fatta a mano, non avevo voglia di cercare il timbro e secondo me scritto a mano ci stava comunque meglio.
Piccolo Charm a chiudere il fiocco, regalatomi dalla mia sorellina Monica et voilà... pronta per la prossima, mancano poco più di 24 ore al post di luglio di T!M... chissà questa volta dove mi porterà...
K&H
M!R

domenica 31 maggio 2015

CATERINA e sua figlia...


Lei è la mia MAMMA! Si chiama Caterina.
Passo la maggior parte del mio tempo non sopportandola, ma credo che dopotutto sia il normale declinarsi del rapporto fra madre e prima figlia femmina.

Un giorno, quando ero ancora molto piccola, ho fatto un sogno che mi colpì talmente tanto che a distanza di oltre trent'anni me lo ricordo ancora bene. 
Ero in Chiesa seduta nel banchetto insieme ai miei amichetti. 
La Chiesa era piena ed i genitori erano tutti in piedi nelle navate laterali. Io cerco la mia mamma, ma non riesco a vederla e quindi penso che é rimasta in negozio, ma poi la vedo, vicino ad un colonna... Ha un ombretto verde petrolio sugli occhi e la pelliccia di volpe argentata che a me ha sempre fatto un gran senso ma che nei primi anni '80 doveva essere nell'armadio di ogni Signora della Milano-Bene. Quando finalmente la trovo fra i tanti genitori, mi accorgo che lei mi sta guardando da sempre e mi sta sorridendo dolcemente.
Poi non mi ricordo più nulla, ma la consapevolezza che la mia mamma è di fatto la più bella di tutte (quando mi sorride dolcemente, certo) io non l'ho più persa.


La foto usata in questa tag è nel mio portafoglio da quando in effetti ne ho uno. Naturalmente non ho usato l'originale, ma semplicemente una copia. Di fatto quando ho visto il progetto di maggio di Tim Holtz (qui l'originale) ho pensato che necessariamente non potevo scrappare una foto di un estraneo (la cosa fra l'altro mi fa anche un po' senso) ma dovevo usare questa che per me è bellissima! (La mia mamma non legge il mio blog, quindi posso scriverlo tutte le volte che voglio che tanto non si monta la testa).

Dopo avere scelto la foto ed avere passato un po' di gesso sulla iuta perché grezza non avrebbe avuto nulla a  che fare con le perle che mamma indossa, diciamo che il tutorial di Tim è un po' andato alle ortiche, anzi, in tutta onestà, per rimanere in ambito milanese primi anni '80, gli ho detto ciao né...

Ho cercato di mettere elementi "importanti", "preziosi"... insomma.... che risultassero meno appiccichini possibile...


Ho scelto la scritta che, insieme al charm,  penso la rappresenti davvero tanto. 















E' una persona molto semplice la mia mammina, ma ha fatto cose straordinarie. 
Me, ad esempio. 
No, non è una battuta. E non è neanche l'affermazione di un'esaltata.
E' proprio quello che penso. 
Io sono quanto di più lontano esista dalla mia mamma sotto molti punti di vista.  E se sono arrivata ad essere così diversa è perché lei ed il mio papa (ovviamente) mi hanno davvero lasciata libera di provare, sperimentare, curiosare. 
Non mi hanno mai negato un libro, un disco, un concerto, un film... qualsiasi curiosità abbia mai avuto sono sempre stati pronti ad incoraggiarmi ad approfondirla, dal violino, allo studio delle lingue, agli sport...  della serie... Mia figlia sicuramente è un genio, eccellerà in qualche cosa, prima o poi questo qualcosa lo troviamo, nel frattempo proviamo ...


Hanno riempito la casa di libri e musica, lasciando che mi trovassi punti di riferimento magari anche lontani da loro. Sempre attenti ad ogni mio gemito, anche inespresso, sempre dietro. E nei momenti importanti sempre accanto, magari spaventati (anzi, senza il magari, ne ho dati di problemi e di pensieri, eccome...) ma con lo stesso sorriso di quel sogno. 


Io sono nata dopo 11 anni esatti di matrimonio. I miei non ci speravano più. Non ci speravano davvero più. 
E' una grazia concessa a pochi. 
Non quella di avere un figlio, ma quella di essere un figlio aspettato e voluto come non mai. E' una consapevolezza che ti nutre insieme al latte materno quella di essere amata e voluta sopra ogni cosa al mondo.


Certo, c'è anche il retro della medaglia. Sei soggetta ad aspettative mica da ridere, ma i miei sono stati bravi a gestirmi. 
Non glielo ho mai detto in questi termini, adesso che ci penso... 
Beh, allora facciamo che finiamo questo post così... ed io vado da loro...

Il ciondolo di Orgoglio e Pregiudizio è un'opera meravigliosa che Fulvia Kerniat di Sottovetro ha fatto appositamente per me - dietro c'è la mia frase preferita del libro ... GRAZIE FULVIA!


K&H
M!R



martedì 12 maggio 2015

Welcome to my London


Quando ero piccola (a dire il vero fino ai 15 anni)  molto spesso andavo con la mia bella famigliola a passare il fine settimana dalla nonna materna a Vertova, in Val Seriana.

Dalla nonna ho imparato a leggere, a ricamare a fare le punture ed ad imbrogliare a carte.

Ma la cosa che penso mi abbia più segnata della mia cara nonna sono state due sue passioni che nel corso della mia formazione culturale e sentimentale sono diventati due pilastri imprescindibili. 
Dalla nonna ho imparato che in una casa può mancare tutto tranne che un tubetto di maionese in frigo e che la lettura di un giornale di spettegolezzi può dare delle grandi soddisfazioni.

Nonna leggeva STOP, un giornale molto in voga negli anni 80, rigorosamente in bianco e nero pieno zeppo di pettegolezzi. Aveva una struttura interna rigorosa che avevo imparato già  pochi anni a riconoscere. Le prime pagine erano tutte per la famiglia reale inglese (c'era sempre un articolo su Lady Diana, poi uno su Lei e Carlo, uno sulla regina, ed uno sugli altri minori...) poi si passava alla famiglia Grimaldi e qualche cosa poi sulle altre famiglie reali europee.


Questa struttura sempre uguale mi aveva portata alla convinzione che di famiglia reale ce ne è una sola e tutte le altre mica sono cose serie  -e poi, a ben vedere direi. quante soddisfazioni ha dato quella famiglia nel corso dei decenni? Non da ultimo la scoperta della figlia segreta di Carlo e Diana che sembrerebbe anche maggiore di William... no dai, siamo seri. Questa si che è una famiglia reale da sogno!-


Comunque, queste incursioni nell'Inghilterra blasonata attraverso il giornale della nonna, mi aveva portata ad affezionarmi ai personaggi che incontravo su quelle pagine ed ai luoghi che venivano descritti. 
Questo di fatto è stato il mio primo incontro con Londra e devo ammettere che è stato amore a prima vista. 


Da piccoletta sognavo di andarci, di trasferirmici, di essere inglese. Così è nata la mia passione per il te'. Me lo sono imposta da piccola che mi piaceva. Ad un inglese non può non piacere il te'.
Crescendo i miei interessi non si sono certo fermati alla Famiglia Reale (circa la quale potrei comunque partecipare ad un quiz come quelli che conduceva Mike Bongiorno e portare La Storia dei Windsor come materia ahahaha) ma è passata alla letteratura, alla storia, all'architettura, metto un po' anche alla cucina. 


La prima volta che ci sono andata è stato emozionantissimo e surreale allo stesso tempo. 
Vedevo per la prima volta dei luoghi nei quali nei miei pensieri ero già stata tante volte. A modo mio li conoscevo bene quei posti. 
Come tutte le cose amate, Londra un po' di soggezione me l'ha sempre messa ed un po' mi dispiaceva, ma poi grazie alla mia amica Valeria, splendida guida turistica (vi lascio il link del suo sito perché nel caso in cui abbiate in programma un giretto da quelle parti potete contattarla e farvi "guidare" da lei nella City) tutto è cambiato. Resto sempre una milanese a Londra, ma ormai ce la giochiamo alla pari...


Un Album su Londra l'ho sempre voluto fare, ma io non sono il tipo da album e quindi non lo ho mai fatto. Ma poi sono arrivati Umberto Bernasconi e la mia cara Annalisa che mi hanno proposto di partecipare con un mio progetto alla Rivista MAGIE DI CARTA in edicola proprio in questi giorni... e non ho resistito... Mi sono buttata. Incosciente come pochi, lo ammetto (potevi colorare un timbro, no?) ma dovevo fare una cosa particolare sia per me (perché è arrivato il momento) sia per Impronte d'Autore (perché dopo tutto quello che mi ha dato in questo anno e mezzo se la meritava una Mirandina che si mettesse in gioco).


Il risultato mi piace perché (nonostante la fatica nel cimentarsi in un  qualcosa di nuovo) credo che passi l'atmosfera di quello che per me rappresenta questa città. Con qualche altro dettaglio vi do il benvenuto nella mia Londra... mentre per il tutorial sulla struttura .. ahaha mi trovate in edicola:-)








Grazie a tutti per essere passati qua
K&H

M!R